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Questo spazio è dedicato a tutti coloro che vogliono CREARE UNA NUOVA CULTURA SUI DCA. Siete tutti importanti perchè unici, così come uniche sono le vostre storie e i vostri pensieri. Questo Blog resta quindi aperto a chiunque voglia proporre o condividere, perché Mi Nutro di Vita è di tutti ed è fatta TUTTI INSIEME.

domenica 18 febbraio 2018

La bellezza della fragilità


 

Spesso mi sono sentita chiedere: “Ma dai dca si guarisce? Si ritorna a fare una vita serena? Si riesce a ricostruire un buon rapporto con il cibo? Si impara nuovamente ad aver relazioni sane?
Si......la mia risposta è sì.....Ma, la domanda che poi mi sorge sempre è: “Ma che cosa si intende quando parliamo di guarire?
Tante volte mi sono posta questi interrogativi... Dopo più di 20 anni trascorsi in compagnia dell’anoressia e bulimia, in quel continuo dibattimento tra il tutto e il niente, trovare il punto di equilibrio non è stato facile. Ma, anche qui, che cosa vuol dire trovare il punto di equilibrio? Quando possiamo dire di essere guariti?
Ebbene, non è facile rispondere a questa domanda, anche perché la risposta esatta è dentro di noi e solo dopo aver fatto un certo percorso di conoscenza interiore, possiamo essere in grado di trovare la risposta vera, senza nasconderci dietro alle nostre convinzioni..
Ebbene, quello che sono riuscita a comprendere attraverso la mia storia personale è che si è guariti quando non siamo più dentro al loop mentale ossessivo che ci porta ad orientare tutta la nostra vita in base al cibo e alla forma corporea.
Si è guariti quando riusciamo finalmente a goderci gli attimi meravigliosi che la vita è sempre disposta a donarci in ogni momento...
Si è guariti quando non rifiutiamo più l’altro, ma anzi, siamo contenti di aprirci e condividere l’esperienza insieme.
Si è guariti quando la serata o i momenti passati in compagnia non sono più fonte di disagio e di fuga, ma sono fonte di amicizia, di unione, di appartenenza... Appartenenza... Non è una parola uscita a caso. Appartenenza significa far parte di un qualcosa di molto profondo... è un appartenere alla vita, al mondo, all’esistenza.
Sempre riflettendo sulla mia esperienza personale, ci si ammala per molti motivi. Non c’è una causa scatenante che fa scegliere la malattia come soluzione ad ogni problema interiore. Sono tanti i motivi e tante le storie che ruotano intorno al disturbo del comportamento alimentare, e ogni storia è profonda....ogni storia è ricca di sfumature, di sofferenza, di incomprensioni, ma anche di forza, coraggio, tenacia, desiderio...si...Desiderio... Il desiderio di ritornare a vivere.
Per quanto riguarda la mia storia e la domanda iniziale, si, sono guarita... Ma guarire non significa essere immuni dalla sofferenza e dalle difficoltà. La malattia mi ha dato tanto, mi ha dato gli strumenti per affrontare la vita.....certo.....ma come ho scritto prima, ci sono sofferenze profonde....ed è in questa profondità che occorre avere il coraggio di andare...andare ma  anche e soprattutto  ritornare.... ed io, in questo momento, mi sto avventurando nuovamente in questa conoscenza di me... Sono guarita dal sintomo della malattia, non soffro più di disturbi del comportamento alimentare... ma dentro di me è rimasta una parte molto fragile, che in questo periodo si è fatta rivedere molto spesso. È quella parte che non si sente mai all’altezza, che ha paura di non bastare mai, che teme di non avere uno spazio perché se non fa, non è...Ebbene, c’è questa parte fragile in me...Che orrore!!!!!! Ma.....mentre compare la parola orrore, mi viene da pensare ad una frase che in questi giorni mi è capitato di dire ad un gruppo di ragazzi e ragazze: “Non abbiate mai paura di mostrare la vostra fragilità, perché è proprio lì che sta la vostra ricchezza, la vostra unicità, la vostra bellezza più intima e profonda”. 
Ho riflettuto su questa frase, e l’ho affiancata alla mia fragilità e alla parola orrore. Subito, ho provato un senso di vergogna, di debolezza, di imperfezione, di disistima profonda verso quella Francesca che non è riuscita a diventare perfetta....Ma ecco accendersi il clic... no, Francesca non ha più bisogno di mostrarsi perfetta, nè di far vedere che niente la scalfisce perché la malattia l’ha resa invincibile...
Sorrido, sorrido a questi pensieri egoici, e mi rendo conto della bellezza di questa parte fragile ed umile che è rimasta intatta dentro di me e che non voglio sparisca, ma  anzi, voglio proteggerla, dandole però il suo giusto spazio.. Uno spazio fatto di convivenza e non di invadenza. Perché Francesca non è solo la parte fragile... Francesca è anche altro.. e così è per ognuno di noi...noi siamo anche altro...

Francesca

giovedì 15 febbraio 2018

La bulimia era un alibi



Continuando il percorso che sto facendo per tornare a ‘casa’, nella mia anima, sentivo sempre più forte il bisogno di affrontare il problema alla radice e provare a cercare l’origine del malessere che mi ha portato a rifugiarmi nella malattia dei DCA per 20 anni.
Fin da bambina mi sono creata una realtà ‘mentale’, l'amore dei miei genitori mi ha tenuta legata a terra, però come un palloncino non riuscivo a stare nella Vita, a sentirmi parte dell'Universo... c'ero ma in una mia dimensione... ‘nella testa’... finché sono andata all'asilo e alle elementari è andato abbastanza bene... l'impegno e le relazioni erano limitate... poi però la ricerca di identificarmi in qualcuno... ero rigida mi imponevo dei comportamenti imitando gli altri, non riuscivo a capire come si ‘doveva’ fare per avere amici, ridere, scherzare, anche piangere, emozionarsi... vivere.
Che fossi particolarmente sensibile l'avevano capito tutti, tranne me... così è continuata la separazione dalla realtà, dal mio corpo e l'evitamento delle emozioni di qualsiasi tipo... vedevo gli altri migliori a prescindere... i capelli di una compagna, i gesti di un'altra, il camminare in un modo e continuavo a cercare ruoli...
Cominciando a prendermi cura di me e ad amarmi, ho trovato finalmente il coraggio di guardarmi dentro, prendere contatto con me stessa, e provare, con estrema paura, a ri-sentire quel vuoto che era tutta me stessa.
Stavo e sentivo vuoto… una voragine nera… paura, panico…. avvertivo me piccola piccola. Ferma, immobile, tutta rigida, incapace di muovermi, paralizzata dalla paura, paura pura.
Non dolore o sofferenza, ma paura.
Ho percepito perfettamente il desiderio provato di tornare nella pancia della mia mamma e ho sentito rabbia nei suoi confronti perché facendomi nascere mi aveva... rifiutata, spinta fuori…. scaraventata alla vita... e non c'era ad abbracciarmi (le avevano fatto il cesareo e per qualche giorno sono rimasta sola)... mi è mancato il suo calore immediato, il suo abbraccio, il contatto con la mia mamma.
Mi aveva‘gettata’ alla vita e lasciata sola... non sapevo dove fosse avevo paura.
Quell'abbraccio immediato così importante, quello mi ha pietrificata…. non c'è stato. Il suo darmi alla Vita l'ho vissuto come un abbandono, come se mi rifiutasse, non mi voleva più dentro di lei, al caldo protetta e sicura, amata, legata fisicamente a lei.
Per questo ogni difficoltà è senso di abbandono, ogni dolore una paura che non sapendo gestire giustifico come fosse una mia colpa, per insicurezza mi identifico come la responsabile e fa meno paura dell’idea di non essere voluta.
Quando cercavo il trauma che giustificasse l’onta che sentivo…. immaginando mille cose terribili....non c'era niente... allora ho allontanato lo sguardo, ho guardato più da lontano e ho visto che quel vuoto non era enorme, l'addome di quello spirito famelico non era enorme e il collo non era troppo piccolo da impedirgli di saziarsi, era solo una dispercezione. Come quando mi fissavo i fianchi e li vedevo enormi rispetto a tutto il resto... non sono uno spirito famelico con un ventre enorme, il mio vuoto è quello che può contenere una bambina che ha solo tanta paura di crescere e cerca un manuale di istruzioni perché per i primi giorni non ha avuto la mamma ad abbracciarla e a rassicurarla e si è spaventata irrigidendosi e impedendo così all’amore, alla comprensione e a tutte le cose tenere di arrivare a lei.
Non ho un'onta da scontare....
Ho capito che ‘l’onta’, la vergogna era la bulimia ed era un alibi che mi raccontavo... non è diverso dall'anoressia, è un sintomo ma mi stavo di nuovo identificando... avevo di nuovo bisogno di un ruolo, perché non so chi sono, e un alibi per rimandare ancora il momento di accettarmi con le mie fragilità e ammettere che posso crescere da qui e ora... senza rimandare! La paura di Vivere è ancora talmente tanta che trovavo un ulteriore scusa con me stessa... non posso crescere, non sono degna, ho un'onta, non posso farmi amare, chissà poi cosa succede se mi lascio andare... ecco il problema della bulimia... accettare che ho saputo lasciarmi andare dopo anni di restrizione e di regole rigide che non erano me stessa, erano identificazioni in ruoli che creavo perché avevo paura e non sapevo come si faceva a essere semplicemente Micaela... invece ora vedo quel periodo come la dimostrazione che posso anche io lasciarmi andare, ma con equilibrio e in modo salutare... lasciarmi andare alla Vita!
Sel'anoressia mi dà idea della capacità che ho di essere forte e sapere stare alle regole, la bulimia è potermi lasciare andare…alle emozioni anche provare piacere, come tutti, nella felicità ordinaria... con la giusta misura, in armonia... Non vedo più la bulimia come vergogna, ma come un sintomo analogo all’anoressia, ho sofferto di entrambe... e per la PRIMA volta ho il coraggio di parlarne....
Non c’è un'onta nella mia vita, qualcosa da dover scontare o un dramma da scovare.... forse semplicemente una serie di situazioni mi hanno portata a vivere come un palloncino per aria, tenuta per fortuna dall’amore di mamma e papà... che ora sento tutto.
Non è facile ammettere con me stessa questo...
E' un po' una delusione non avere una 'motivazione' (di nuovo un 'ruolo in cui etichettarmi')... se non una estrema paura di vivere, una ricerca del manuale di istruzioni della Vita, che forse era tutto in quel mancato abbraccio alla nascita...
Forse per me non ci vogliono anni di percorso per vedere dentro e capire qualcosa di nascosto... ci vorrà tanto tempo per trovare gli equilibri, imparare ad ascoltarmi, sentire cosa mi fa stare bene... essere anche ironica delle mie debolezze... so che tendo a identificarmi per sentirmi sicura... ma avendone coscienza è già qualcosa a cui prestare attenzione... posso tenermi un palloncino in casa per ricordarmelo.
Ho anche pensato che brutta figura... non ho un trauma, un'onta, un'etichetta..
Ma cosa devo dimostrare? E a chi? Anzi per fortuna ... se poi mi sto sbagliando e sentirò che c'è altro chiuso nel cuore, verrà fuori... dai nodi non si scappa quando cominci a essere ancorata a terra... e ora lo sono! Ci sono, qui nel mio corpo, e questo per me è già una VITTORIA... non penso più al risultato, a vivere il ruolo perfetto, a fare felici gli altri, la felicità è dentro, come per tutti, e la sento... tutto viene di conseguenza...
Il manuale per essere Micaela è tornare a casa ed essere semplicemente me stessa, ascoltarmi e accettarmi come sono, senza aggiungere o costruire cose nuove, ho tutto dentro… posso aggiungere cultura, esperienze, persone ecc ma questo è crescere non aggiungere al mio essere, c'è già tutto così come deve essere... trovare un equilibrio nella mia integrità e farlo con gli altri, in mezzo agli altri non nel mio palloncino... ma nel mio corpo.... nella Vita ordinaria, e continuando a curare l'anima, ad amarmi con equilibrio e saggezza alzare ogni tanto lo sguardo e avere una visione d'insieme...
Insieme agli altri perché non mi devo vergognare di nulla! e tutti possono aiutarmi a non tornare nel palloncino… perché nessuno si salva da solo!

Micaela

lunedì 29 gennaio 2018

Ho vinto io!



"Sei entrata nella mia vita senza chiedere permesso, 
hai sfruttato le mie debolezze per prednerti tutto ciò che mi faceva stare bene,
hai trasformato la mia vita in una lotta contro me stessa, il mio peso, il mio corpo, la mia mente, mi hai fatto male e tanto. 
Ma ora grazie alla mia forza di volontà mi sono ripresa in mano la mia vita, la mia felicità, i miei sogni, la mia voglia di vivere.
Ho imparato a vivere e non più a sopravvivere.
Ho vinto io!"

Ci tenevo a condividere questo pensiero che mi ha accompagnata a concludere la mia tesina per il diploma.
In queste poche righe ci sono racchiusi tanti mesi spesi a combattere contro la fame, fame d'amore verso me stessa, ma alla fine ho vinto io!
Sono una studentessa nata, vissuta e rinata a Belluno, ma ora frequento il primo corso di laurea in lingue a Trieste.

Grazie mille per tutto ciò che fate per noi ragazze!

Chiara Gardin

sabato 27 gennaio 2018

La cura dell'anima



Ho avuto ed ho la fortuna di avere tanto, una famiglia che mi ha sempre amata, che mi ha permesso di fare tutte le esperienze liberamente…studiare, trasferirmi in città diverse, cambiare lavoro più volte…non ho avuto nessun ‘trauma’…ho sempre avuto molto!
Per questo non capivo cosa non andasse: perché ero caduta in quel ‘buco nero’, perché tutta quella sofferenza, quel dolore, perché 20 anni di malattia.
Il problema non era fuori, il problema era DENTRO di ME! Per questo era inutile cambiare luoghi, lavori, impegni e ricreare ogni volta una nuova realtà. Quando ho capito questo, ho iniziato un cammino, non per andare in posti lontani, ma per tornare a casa, nella mia anima. Un percorso interiore di consapevolezza, crescita e scoperta, la cura dell’anima, parallelo a quello medico, la cura del corpo.
Il 25 Ottobre 2017, una data significativa: si è palesata finalmente in me la prospettiva della guarigione, in cui ho cominciato a credere, dopo il primo incontro a Pieve Ligure (GE), nel "laboratorio" di condivisione e auto-mutuo-aiuto dell'Associazione Mi Nutro di Vita.
Da allora sono passati solo 3 mesi, ma sono GRATA per tutto quello che mi ha donato la Vita…la fatica, il dolore, la sofferenza, le lacrime (che non nascondo) di questo percorso, sono ripagate e anche alleviate dal continuo e costante sostegno di tutte le persone che mi vogliono bene: la mia famiglia, il mio compagno, i medici e TUTTI di Mi Nutro di Vita! Non mi sento mai sola!
Ho iniziato a prendermi cura di me…e piano piano sto cominciando ad accettarmi per quella che sono, a volermi bene, a vedere con occhi diversi quelle fragilità e quelle insicurezze che mi hanno portata a ferirmi e a farmi male consapevolmente e inconsapevolmente…sono rimasta bambina con delle ferite aperte che fanno male. Ora posso prendermi cura di quella bambina, prenderla per mano e cominciare a crescere, ad amarla, a sanare quelle ferite e a lasciare andare i pesi chiusi dentro il cuore.
Una cosa inaspettata: più mi prendo cura di me e più la Vita mi dà, riesco a vedere le cose belle che avevo e ad apprezzare quelle nuove. La Vita mi ‘parla’ continuamente, a volte dandomi ciò di cui ho bisogno proprio nel momento giusto, sembra incoraggiarmi, altre volte con ‘ostacoli’ che comunque mi permettono di crescere e capire le reazioni che ho.
Pochi giorni fa, quando sono uscita dall'ultimo controllo dal nutrizionista avevo una strana sensazione di disagio che non capivo, poco dopo ho cominciato a piangere, continuavo a non capire. Ripercorrevo la fatica, le difficoltà, le resistenze, le paure, le lacrime e l’impegno (dal primo giorno mi sono completamente affidata e fidata di questa équipe, non potendomi fidare di me da questo punto di vista, facendo sempre esattamente quanto prescritto: loro sanno prendersi cura del mio corpo, finché non sarò in grado io di farlo da sola). Allo stesso tempo avevo l’immagine di ciò che da un po' di tempo vedo nello specchio: un teschio, uno scheletro! Piangevo e sentivo dolore, man mano che prendevo consapevolezza mi sentivo più forte e sicura. Era un pianto sentito e spontaneo, mi aspettavo una parte malata che gioisse, invece niente, silenzio… Inconsciamente, c’era insicurezza… Quando dico che voglio prendermi cura di me da tutti i punti di vista e guarire, sto credendo ad un miraggio che si è realizzato per altre persone reali, ma che per me è troppo? Mi sto illudendo? Ci riuscirò anche io?
Questo pianto è la prova che il mio cuore, la mia anima vuole veramente guarire e che la testa, i pensieri stanno cambiando, che è possibile guarire! Questo pianto era un ‘lutto’, lasciare andare qualcosa di brutto ma che è servito, qualcosa che per un certo tempo è stato MIO…una rinascita! Adesso ho ancora più fiducia nei miei intenti e nelle mie motivazioni.
Mi sono sentita bambina, con quelle ferite che sanguinavano, ora per altri motivi, ferite che possono essere curate. Quelle ferite sono utili, mi permettono di apprezzare le cose belle e quelle meno belle, sono ‘preziose’, perché mi rendono speciale! E sono talmente grandi che sento tutta la forza che ho avuto per riuscire a farle, quella stessa forza la posso usare per prendermi cura di ME ed è talmente tanta che potrò anche per prendermi cura degli ALTRI e ricambiare tutto quello che sto ricevendo.
Indipendentemente da come diventerà quella bambina, sarà comunque speciale e preziosa, perché unica come tutti.
La dietista ha aggiunto qualcosa: un dolce, una fetta di torta margherita. Al pomeriggio quando ho preso quella fetta di torta, la prima della mia vita, ho realizzato quello a cui non avevo fatto caso. Non poteva essere una coincidenza: era un dono della Vita per quella bambina, in modo che potesse festeggiare la rinascita e lasciare andare quel lutto. La prima festa ‘normale’ con tanto di torta! E non ero sola…. DENTRO  di ME c’erano tutti, come SEMPRE…la mia famiglia, il mio compagno e Mi Nutro di Vita!
Il percorso è lungo e faticoso, ma posso percorrerlo con pazienza e fiducia, prendendomi cura della mia anima, del mio corpo anche la mente può guarire…INSIEME, perché nessuno si salva da solo.

Micaela

mercoledì 24 gennaio 2018

Perfection



La ricerca della perfezione
Una pericolosa ambizione.

Frustrante Pesante Stancante
Sintomo di debolezza
Desiderio di ricevere una carezza

Voglio essere perfetta
Così mi terranno stretta
E... Non mi lasceranno andare
Non mi vorranno abbandonare

Sarò bella brava aggraziata
Dolce e leggera come una fata
E finalmente mi sentirò amata

Cerco di cambiare per essere migliore...
Ma questa ricerca ha un amaro sapore
Ho perso me stessa dietro a questo obiettivo
Intraprendendo un mortale cammino

Paura di sbagliare
Paura di ricominciare...
Una cosa essenziale ho da imparare
Me stessa devo riuscire ad amare
E, in tutti i modi, a rispettare.

Camilla