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Questo spazio è dedicato a tutti coloro che vogliono CREARE UNA NUOVA CULTURA SUI DCA. Siete tutti importanti perchè unici, così come uniche sono le vostre storie e i vostri pensieri. Questo Blog resta quindi aperto a chiunque voglia proporre o condividere, perché Mi Nutro di Vita è di tutti ed è fatta TUTTI INSIEME.

lunedì 27 marzo 2017

Piano B


... E poi arriva il giorno in cui ti chiedono perchè tu abbia così tanta rabbia, nonotante le cose vadano bene. Ti domandi tu stessa perchè, se le cose vanno bene, non ti sei accorta che lei, Mia, si è insinuata nuovamente nella tua vita da qualche mese e te ne sei accorta soltanto dopo mesi che quel peso, per te esorbitante, te lo sei trovato lì davanti agli occhi... cazzo ma dov'eri, ma come hai fatto a permetterle di rovinare il tuo lavoro di mesi, anni, di palestra? Come hai fatto ad abbassare la guardia? Ed ora? Ti rendi conte che certo, va tutto bene... ma quel vuoto, quella paura di perdere tutto.... ti rimproverano di non saper approfittare del tuo presente, di non goderne, di preoccuparti troppo del tuo futuro.. e tu sei lì, con la testa su mille cantieri aperti che non sai come chiuderai e se ti basteranno i soldi per gli appalti che hai in mente... Quanto lavoro sospeso... tutto è precario intorno a te. e a cinquant'anni sei li che Mia ti è appiccicata addosso come un tattoo che provi a far tirare via e lo camuffi ma cazzo, lei è lì... eppure proprio ora che le cose andavano bene.... Quanto sia la difficoltà a gestire la tranquillità a concorrere nella "riacutizzazione" della bulimia, Dio solo lo sa. Scarsa abitudine a gestire il traguardo raggiunto? Può darsi, ma così abile a creare piani B che se non ce n'è uno da creare si va in ansia... ed eccolo li il vuoto bastardo che fagocita.... cazzo, 66 chili, erano a settembre... piano b piano b... ti rendi conto che se guardi il mondo nella prospettiva che Lei ti ha insegnato un piano B ti serve per tutto... dammi uno spritz, dammene un altro... ma come è finito, non importa mescola quel po di prosecco con un tot di campari che li finiamo... piano b piano b... a cinquant'anni un piano b? Ma che cazzo di piano b puoi avere a cinquant'anni?! Li hai finiti tutti, i piani b. E ora sei stanca. Mia non rompere, vattene, che è faticoso gestirti. E' faticoso sapere che ci sei e doverti cacciare ogni volta... e io sono stanca. Rabbia. Quale? Perchè? Rabbia perchè non vedi. Rabbia perchè non mi vedi. Rabbia perchè c'è sempre quella maledetta sensazione di arrivare dopo la fame in India e la cacca del cane. E allora eccola, la mia fame, che è destinata a non essere saziata mai. Nemmeno da un piano b eccellente piano di fuga. Dicono che ti sei abituata alla precarietà. Dicono che tutto alla fine non dipende solo da te. Certo, da te non dipende la morte altrui e lo sai bene perchè per una volta che non hai pulito la casa a dovere uscendo al mattino ti hanno chiamato che il tuo matrimonio era finito e la casa era piena di gente pronta a dirti che sei forte...Piano b piano b... Lui è nel Regno dei Cieli e dovrebbe essere felice... piano B piano B... e ora che ci sei tu finalmente ... piano B piano B e se finisce e se te ne vai e se me ne vado? Ecco, se io me ne andassi, semplicemente, sarebbe finita. E il piano B toccherebbe ad altri. E' ora di cena. E fuori è chiaro. Che si mangia?

Lavinia

giovedì 23 marzo 2017

Il mio vasetto rosso


Sono qui seduta con davanti a me un “semplice” vasetto rosso con dei cuori bianchi disegnati. Questo vaso non è un semplice oggetto, anzi è stato per anni un contenitore del mio dolore. Osservandolo, mille immagini che ho vissuto, mi passano per la testa; tutto il cibo che divoravo veniva vomitato qui. L’interno di questo vaso è arrugginito, e questo mi dimostra, mi ricorda ancora oggi, quanto è distruttiva, “corrosiva” la bulimia. Interi giorni passati a vomitare, a svuotare e a ripulire, questo vaso che veniva quotidianamente e per più volte al giorno riempito di vomito. Riempito dal mio dolore. Per poi essere nascosto perché nessuno doveva e poteva sapere che soffrivo di disturbi alimentari. La mia vita era fatta di programmi! Programmavo cosa, quanto dovevo mangiare e appena ingoiavo un boccone di più, il dolore mi massacrava e dovevo buttarlo immediatamente fuori attraverso il vomito.  
Ricordo molto bene quando un giorno mia madre scoprì questo vaso pieno di vomito; in quel momento avrei voluto uccidermi, morire perché non dovevo, non potevo rendere noto che stavo male. Provavo un dolore massacrante anche perché tutte le routine che accompagnavano i miei giorni, erano state scoperte. I miei genitori decisero di nascondermi questo oggetto che per me era diventato insieme alla malattia, un compagno di vita, un mio migliore e peggiore amico. Ma la compulsione in me era talmente tanta che lo ritrovai subito, come se fosse lui a chiamare me e io a chiamare lui. Erano momenti difficili, dove mi sentivo sola, l’unica persona della terra che era malata di disturbi alimentari, che non poteva parlarne con nessuno, perché nessuno poteva capirmi, nessuno poteva comprendermi!!
Stremata dal dolore, presi l’iniziativa di chiedere aiuto! Dopo 6 anni di malattia, decisi di mettermi in gioco, di provare a sconfiggere un mostro come la bulimia! Un percorso difficile dove ho dovuto fidarmi ed affidarmi a delle persone che erano in grado di comprendermi. Ho portato, grazie all’utilizzo della parola rabbia, dolore, odio, amore e nel tempo tutto è diventato consapevolezza di me, capendo chi ero e da dove venivo.
Osservandoti ancora, caro vaso, posso dirti che oggi faccio tesoro del mio passato, e sono orgogliosa del mio presente! Perché me lo merito un mondo pieno di vita e addirittura lui merita me! Senza l’aiuto della terapia, non avrei mai raggiunto lo stato di benessere che sento oggi! Un Grazie non è mai abbastanza!

Anonima

lunedì 20 marzo 2017

Secretum



Secretum per chi la sente nascere dentro, la porta in grembo finché c’è spazio, la strozza nell’attorcigliarsi dello stomaco mano a mano che la propria massa si assottiglia, la fa salire al cervello e da lì non la controlla più, annega, scompare dentro e fuori poco più.  Secretum per chi la scorge, la osserva; per chi dall’esterno la vive e piano piano ne è a sua volta soffocato. Troppe le facce di questa bastarda riluttanza verso il cibo che altro non è che fame d’amore. Secretum per chi ogni giorno decide quante chilocalorie avrà la sua felicità da lì al prossimo balzo in giù, alla prossima abbuffata, al prossimo rigetto; per chi ogni giorno prima di mangiare, di bere, deve chiedere il permesso; per chi ha sempre più paura fino a non sapere nemmeno più di cosa; per chi inizia a controllare tutto senza capire che non sta controllando niente; per chi decide di scomparire per farsi cercare; per chi usa il proprio corpo come un manifesto; per chi davanti ai mali della vita si trova addosso il giubbotto dell'anoressia, della bulimia e in quel momento non può fare altro che credere che sia quello più onesto. 
Secretum per chi vede la figlia, il figlio, la moglie, il marito, la mamma, il papà, la zia, lo zio, i nipoti, Marta, Giulia, Federico, Matteo, Luca, Sara trasformarsi davanti ai propri occhi: Secretum perché la bastarda non fa distinzioni, perché è impossibile capire finché con quella non ti ustioni.  
Secretum per chi scorge anime acerbe e al contempo troppo mature,  nel mentre rifiutano l’essere e le loro vite troppo dure; anime che non sanno più cosa significhi il piacere, condividere, fidarsi; anime che rifuggono da ogni abbraccio e dai vestiti attillati, che hanno solo bilance e lassativi come alleati; anime che non sanno più nemmeno cosa significhi la musica e il verso senso del giocare, del danzare … anche se le si coglie sempre in allenamento e ne fanno tanto di camminare.   Secretum perché di primo impatto ogni parola si rivela sbagliata: dal <> al <>. 
Secretum perché non si sa cosa fare se si vede proprio figlio abbufarsi e poi vomitare o rifiutarsi totalmente di masticare. 
Secretum perché non è possibile scorgere come dietro e dentro a questi gesti non ci sia alcuna debolezza, ma una forza di volontà astrale anche se usata male, che da enorme potenzialità diviene arma letale. 
Secretum per chi, da un punto di vista un poco più lontano, crede che la colpa sia solo della società che sta sempre con il metro in mano, con la passerella piena di stecchi, con jeans taglia trentasei e canoni di bellezza ormai troppo vecchi. Osservazioni che non si possono né negare né contestare, ma che raccontano di stereotipi che da soli non possono bastare a spezzare 7 milioni di famiglie; a far ammalare 3 milioni di persone nel nostro Belpaese; a creare un arma che prima tra tutte uccide ragazze tra i 12 e i 25 anni e di cui la conoscenza reale è ancora tropo lieve. Se è vero che il 95% inizia con una dieta e che questi tempi vedono i numeri crescere con sproporzione, come mai successo prima di questo secolo  colmo di troppa ‘ragione’… forse non è solo per la televisione; ma perché le relazioni genitori-figli, uomo-donna, individuo-società … non sono in grado di fornire un’adeguata nutrizione. Forse ci sono più intoppi di quelli che vediamo e non solo perché abbiamo un cellulare in mano, ma perché ci siamo spinti un po’ troppo lontano … e non si possono lasciare alle spalle i valori fondamentali; i ritmi di lavoro umani; il mito dell’onesto al posto che quello del successo; il rispetto; il calore della famiglia; il supporto di una mano che non ti frega, ma ti piglia; la divisione tra ciò che è bene e ciò che è male … non può essere sempre personale.  Il corpo diventa per alcuni espressione di un linguaggio non verbale: rabbia che si crea e che rimane; conflitto tra desiderio e rinuncia; incapacità o impossibilità di trovare un proprio posto tra le braccia delle persone importanti, dentro a sé stessi, in mezzo alla collettività. 
Altra causa di quest’aumento che pace non si dà è la reticenza verso le cure: sempre più difficile a estirpare si fa questo male, nonostante l’età si continui ad abbassare, sempre meno decidono di collaborare.  Negare per continuare, per non voler guardare, vedere; negare perché a volte davvero non ci si accorge di quello che  sé stessi succede.  Però si continua a nascondersi quando è l’ora di mangiare, si dice di avere voglia di stare soli in camera per consumare e di voler vedere con quali ingredienti si sta per cucinare; però si continua a osservarsi allo specchio in modo ossessivo o viceversa non ci si vuole nemmeno avere un contatto visivo; però con gli amici non si ha più voglia di uscire e il peso continua a scendere … il rifiuto a salire; però magari la pasta  ‘può andare’, ma poi  si corre di là e che fine ha fatto non si sa.  Nessuno di questi sintomi è mai da sottovalutare, perché se è difficile curare, allora bisogna cercare di anticipare.  Anticipare, sì, significa occhi attenti per guardare e precocemente diagnosticare; ma anche un cuore grande per sapersi rapportare … per far sì che l’altro non senta il bisogno di fuggire, di scomparire, di controllare, di annientarsi o di annientare.  
Qualcuno disse “l’amore non cura, solo la psicoterapia può dare una strada sicura” , ma di fatto nessuna cicatrice si rimargina senza colui che con sapienza la ricuce… e se la tecnica dice come operare, l’affetto è l’unica strada che può spingere l’altro a camminare: questo in ogni momento della vita, prima che la bastarda dentro si insidi e diventi incancrenita; ciò non significa non ricorrere a un esperto, che è fondamentale e il più importante gesto, ma sapere che se si sceglie di camminare da soli sarà tutto più duro e mesto. 
Prevenire e guarire significa anche divulgare, informare, insegnare… oltre che non smettere mai di lottare. Ecco che il 15 marzo di 6 anni fa una giornata internazionale di istituisce: quella del Fiocchetto Lilla, voluta da un papà che ha fondato l'associazione “Mi nutro di vita” per ricordare la morte per mano della bastarda, della sua pupilla, che in una notte si è appassita. Una pupilla come quella di tante altre famiglie; il dramma che vivono genitori di tanti altri figli e figlie. 
E’ tutto dentro un fiocchetto: presente alle feste sulla giacca di ogni signorotto; posto sulle bomboniere di ogni gran evento;  in rosso significa “no AIDS”; in rosa o celeste è simbolo di vita.  E’ tutto dentro a un fiocchetto : rinascita e luce per chi scala sta salita.  E’ un fiocchetto lilla: unione tra il rosso, la passione, e il blu la determinazione; lilla, colore della magia … che ogni pregiudizio e molta ignoranza vuole portare via. E’ un fiocchetto che desidera dare una speranza, ricordare a chi continua o inizierà finalmente a lottare che c’è sempre un giubbotto diverso dai DCA da indossare… meno perfetti ci si potrà sembrare, ma sarà davvero questo il motivo per non avanzare? Tra le sfumature della diversità, in cui ogni personalità si cela, fuori da unico grigio spento… si troverà finalmente un vero cappotto per non farsi spazzare via dal vento. Poi, un pugno chiuso serve sempre e continuerà ad accompagnare, ma il pugno della mano di chi nel bene e nel male stringerà sempre e solo il soffio vitale. 

Sara Annibali

venerdì 17 marzo 2017

15 marzo 2017 a Genova




Genova, 15 marzo 2017
Caro Stefano, faccio parte del gruppo di auto aiuto "...in SOSpeso"  e ti scrivo di ritorno dall'incontro di oggi alla Berio, ancora emozionata.
Vi volevo ringraziare, per molte ragioni, ma soprattutto perchè oggi avete deciso di mettere al centro le persone che soffrono di questi disturbi, quelle che lottano, quelle che aiutano e quelle che trasmettono speranza, dando voce alle emozioni più che alle competenze professionali e mettendo in luce quel coraggio di mettersi in gioco senza il quale nessuna "cura" esterna è sufficiente.
Il nostro, come sai, è un gruppo sull'alimentazione incontrollata e so che sarebbe stato giusto ed utile oggi portare anche il nostro contributo. Una delle ragioni per cui non è successo, e qui parlo per me, è che una delle componenti "paralizzanti" rispetto all'esporsi in pubblico è la vergogna: vergogna per essere come non è esteticamente e socialmente accettabile, per apparire come persone "colpevoli" di non controllarsi e di fallire i propri obiettivi, vergogna per essere, infine, come non si vuole e non si accetta di essere.
Per questa ragione io, come molte di noi che soffrono anche di problematiche legate all'ipersensibilità, non riesco ancora ad espormi in pubblico direttamente e personalmente. Me ne scuso sinceramente, perchè so che è un grosso limite anche nei confronti degli altri, ma mi prendo l'impegno di trovare un modo per testimoniare anche questo aspetto dei disturbi alimentari e cercare di restituire fiducia a chi è ormai convinto di non avere alcuna possibilità di liberarsi del proprio peso ... sull'anima.
Veramente grazie per questo pomeriggio, verrò a trovarvi appena possibile, se vi fa piacere.